Progettare per le differenze: il digital divide in Italia

di Stefano Poggi

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e possibilità date dalla rivoluzione digitale sono sotto gli occhi di tutti: internet of things, assistenti virtuali, big data e smartphone sempre più performanti. Opportunità crescenti ma non ancora alla portata di tutti. In Italia come in tantissime altre parti del mondo esiste ancora un forte divario tra chi può e riesce ad accedere a queste innovazioni, e chi invece ne rimane tagliato fuori: si chiama digital divide.

Una vecchia storia: progettare per le differenze

Alla fine del 1940 l’aeronautica militare statunitense doveva affrontare un problema: si verificavano troppi incidenti che non erano attribuibili né a malfunzionamenti del veicolo, né a errori umani. Dopo diverse indagini e ricerche l’attenzione si spostò sul modo in cui veniva progettata la cabina di pilotaggio, in particolare sulle sue dimensioni: queste dipendevano da uno studio condotto nel 1926, anno in cui negli Stati Uniti venne progettata la prima cabina di pilotaggio e in cui, per sceglierne con precisione le dimensioni, vennero analizzate le misure anatomiche di centinaia di piloti. Si pensò allora che le cause degli incidenti dipendessero da delle misure che ormai non erano più aggiornate. Per rimediare si scelse di misurare migliaia di piloti per poi progettare una nuova cabina basata su una media delle misure prese. Daniels, giovane ricercatore di appena 23 anni, ricevette l’incarico di misurare centinaia di mani, pollici, casse toraciche, fronti. Molto probabilmente proprio mentre prendeva queste misurazioni nella sua testa maturò una domanda: quanti di questi piloti erano davvero piloti medi? Aveva tutto ciò che gli serviva per scoprirlo. Usando i dati di 4.063 piloti Daniels calcolò la media di 10 dimensioni fisiche, che andavo a formare le misure del cosiddetto pilota medio. In questo modo riuscì a dare una risposta alla sua domanda: su più di quattromila piloti, neanche uno di loro –pur con un discreto margine di tolleranza- possedeva le misure del pilota medio. Nel progettare le cabine di pilotaggio, per far contenti tutti, non avevano mai fatto contento nessuno.

Quali differenze sono legate al digital divide?

La storia di Daniels racconta una sfida quotidiana per chi oggi come allora deve progettare qualcosa per un gruppo di utenti: la diversità. Nel caso dei piloti questa si manifestava sotto forma anatomica. Ma la diversità può avere altre forme: sociali, culturali, anagrafiche, territoriali, linguistiche, per citarne solo alcune. Scegliere di progettare per un utente medio non aiuta a creare qualcosa in grado di soddisfarne bisogni ed esigenze. Un tipo di problema che si manifesta con particolare forza proprio in relazione al digital divide, un divario di tipo generazionale e culturale nel mondo digitale che crea una barriera nella capacità di usare determinati tipi di strumenti e tecnologie. Un indicatore importante di questa divisione è rappresentato dal mancato utilizzo di Internet da parte di settori ampi della popolazione: il 34% degli italiani, un dato che è solo parzialmente attribuibile alla scarsa performance delle reti in determinati contesti territoriale. In altre parole un terzo degli italiani è escluso dalle opportunità legate al mondo digitale.

Quali sono le cause del digital divide?

Nel nostro paese le variabili legate al digital divide sono di natura diversa. La più importante è di tipo anagrafico: l’età è il principale fattore discriminante nell’uso di internet. Come si può intuire sono i giovani a utilizzare di più il web. Ma non è l’unica variabile in gioco, anche il titolo di studio ha un peso importante. Emerge quindi un quadro in cui il digital divide è legato a determinate variabili sociali per cui a un estremo troviamo i giovani e istruiti, nati e cresciuti con la rete e capaci di sfruttare le possibilità che le nuove tecnologie possono offrire; dall’altro ci sono invece i meno giovani e gli anziani, utenti sporadici o esclusi dalla rete.

Quali i benefici del progettare tenendo conto del digital divide?

Il solco scavato dal digital divide è un elemento che non può essere ignorato da chi si occupa oggi di progettare servizi o prodotti digitali. La possibilità di colmare questo solco dipende anche dalla capacità di pensare o ripensare le tecnologie in una chiave attenta ai diversi livelli di alfabetizzazione digitale presenti nel nostro paese e vincere questa sfida significa fare in modo che la società civile sia in grado di sfruttare appieno le nuove tecnologie: un’occasione non solo per aumentare il PIL del paese ma anche per avere ricadute positive sulla società intera.

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Tags: UX Design Master

Pubblicato il: 18 Aprile 2017