Growth Hacking Marketing: l’ex studente Filippo ci racconta la sua startup Amyko

Filippo Scorza, ex studente della prima edizione del Master part time di Growth Hacking Marketing, ci racconta tutto della sua startup Amyko

Abbiamo conosciuto Filippo Scorza durante il Master part time di Growth Hacking Marketing, che si è concluso lo scorso 30 aprile.
CEO della startup Amyko, Filippo ama definirsi così:

when I was young I always wanted to do lots of things, I had many interests ranging from computer science to technical design, from electrical engineering to woodworking, even disassemble various devices to change its functioning; I was often told that I had to choose what I wanted to be when I grow up and I have never been able to define myself. Growing up, my being “all-rounder” has further intensified, and I approached the DIY (Do It Yourself) way: I identify myself as Maker, I like Arduino, 3D Printers, world of IOT and I also build furniture by myself.

Curioso, camaleontico e leonardesco,  il nostro ex studente ci ha raccontato tutto di sé e della sua startup.

T. Quanto coraggio e quanta paura di fallire si ha quando si nasce “all-rounder”?

F. Quando ti piacciono molte cose e hai svariati interessi non dormi la notte. Quando ero giovane, questa mia personalità mi ha causato non pochi problemi perché vedevo i miei coetanei concentrati su un percorso già delineato e definito, io, invece, saltavo da una materia all’altra e da un interesse a quello successivo con il risultato che non riuscivo mai a definirmi. Poi ho scoperto “l’uomo universale” del Rinascimento e ho trovato in quella filosofia un po’ del mio essere. Così ho continuato a studiare discipline a 360°: design, coding, comunicazione, digital, analisi di dati, modelli di crescita non solo per il business ma anche per motivi personali. Ho letto da qualche parte una cosa del genere: fail, fail again, fail better che si sposa perfettamente al do it, do it right, do it better: il fallimento è considerato come negativo solo nel nostro bel Paese e fare l’imprenditore significa saltare da un dirupo e costruire il tuo mezzo volante mentre sei in volo. Con me lo fanno ogni giorno tutti i ragazzi della nostra startup (non è solo mia è di tutto il team, che dedica tempo, passione e competenze ogni singolo giorno al progetto, così come dei nostri investitori che hanno creduto in noi).

T. Filippo, ti abbiamo conosciuto perché hai deciso di frequentare la prima edizione di Growth Hacking Marketing. Come è cambiato il tuo mindset? Come CEO di Amyko credi che sia possibile crescere velocemente per una startup con una grande idea?

F. È stato fantastico confrontarmi con gli altri 25 ragazzi del Master e tutti i relativi Maestri: il tuo mindset cambia quando esci dalla zona confort, quando ti esponi, quando ti confronti e hai voglia di imparare competenze nuove, al passo con l’evoluzione delle tecnologie odierne. Non serve essere CEO, serve comprendere molto bene la mappa di valore che sta dietro a un progetto: conoscere i propri clienti, i loro bisogni e i reali benefici che cercano nella vita. Ma anche essere bravi a creare prodotti e servizi che generino vantaggi agli utilizzatori finali: i tipici riduttori di difficoltà. Quando hai delineato un focus preciso su questi aspetti (value proposition design) puoi iniziare a prototipare, testare, chiedere feedback in termini di early adopters, aggiustare, rettificare il modello e renderlo il maggiormente affine alle esigenze del mercato.

T. Amyko è un dispositivo da polso per facilitare e semplificare le operazioni di soccorso in caso di pericolo. Dotato di tecnologia NFC, consente di archiviare dati personali e di salute del portatore e di visualizzarli in maniera immediata all’eventuale soccorritore. Quali sono le caratteristiche tecniche di questo bracciale?

F. Amyko sfrutta la stessa tecnologia che troviamo nei badge, per il controllo degli accessi e presenze, nelle carte bancomat contactless o semplicemente negli skipass: avvicinando uno smartphone NFC al braccialetto, il patient summary dell’indossatore viene visualizzato in tempo reale e tramite connessione dati. Anagrafica, dati medici, allergie, intolleranze e particolari condizioni di salute oltre ai contatti di parenti e medici di riferimento. Non ha batteria, lo produciamo interamente in Italia sia a livello hardware che tutta la piattaforma in cloud. La peculiarità di questo progetto è che è nato su startup bus nel 2014: io e Riccardo, l’altro co-founder, ci siamo conosciuti su quel pullman e, in 72 ore, abbiamo sviluppato la versione alpha di Amyko… poi da lì è nato tutto!

T. Quali sono gli step per lanciare sul mercato un prodotto hitech?

F. Mock up e testing, test di mercato su beta tester, miglioramento e implementazioni, produzione e distribuzione: questo è l’aspetto tangibile ma dovremmo poi parlare di marketing, comunicazione, ergonomia, usabilità, evangelizzazione, progetti pilota, customizzazioni specifiche del prodotto, data analysis. Potremmo parlarne ore, se non giorni. Non è così semplice anche per via delle barriere psicologiche che si trovano quando inizi a parlare di cloud, dati sensibili, rispetto della privacy e in generale di nuove tecnologie, che, molto spesso, vengono identificate come un qualcosa di superfluo, di difficile utilizzo e senza apporto di giovamento all’utilizzatore. A mio avviso le nuove tecnologie non andrebbero capite, andrebbero provate!

T. Avete utilizzato piattaforme specifiche per ottenere finanziamenti per il lancio del prodotto?

F. Nel 2015 abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding su Indiegogo ma il vero finanziamento lo abbiamo raggiunto partecipando a vari contest, pitch, incontri e presentazioni: devi uscire dall’ufficio, parlare della tua idea. Si costruisce un modello di business man mano che ricevi feedback, critiche e AMA (Ask Me Anything) session, per poi pensare alle soluzioni intorno alle frizioni che incontri. Devi essere pronto ai mille “secondo me non funzionerà mai”, “troppo presto per investire” e “sentiamoci quando avrete i vostri primi mille clienti”. L’investitore in Italia vuole delle garanzie a priori: non tutti, certo, ma sono ben diversi dai loro colleghi oltre oceano, forse per paura della “bolla” in campo startup, forse perché poco propensi al rischio. 

T. Quali sono gli obiettivi da raggiungere quest’anno per un “all-rounder”?

F. In merito ad Amyko raggiungere delle metriche appetibili per un nuovo round di investimento. Quanto a me un corso in “big data” o “data analysis”, costruire una goldberg machine fatta di lego e arduino e andare in Africa con il progetto Amyko del Sorriso appena lanciato.

Pubblicato il: 12 Luglio 2016